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Il misterioso mondo del sonno
a cura di Sophie Spinoglio

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Cos’è il sonno

 

Il sonno è uno stato fisiologico regolare, ricorrente e reversibile, caratterizzato da un’interruzione dei rapporti sensoriali e motori con l’ambiente circostante.

Il sonno è accompagnato da alterazione della coscienza e modificazioni comportamentali.

Ma perché trascorriamo un terzo della nostra vita in un’attività di cui ci rimangono solo impressioni fuggevoli?

Cosa accade quando ci abbandoniamo al sonno?

 

Studi elettrofisiologici mostrano un’intensa attività neurale nella transizione tra la veglia e il sonno, che si modifica nelle fasi successive del sonno, sincronizzandosi negli stadi di sonno profondo (detto a onde lente) e de-sincronizzandosi nella fase di sonno REM, dopo circa 90 minuti dall’addormentamento. La fase REM è caratterizzata, da un’intensa l’attività cerebrale simile a quella della veglia, da movimenti oculari rapidi, associati alla produzione onirica, e altre modificazioni che avvengono a livello muscolare (atonia o paralisi del sonno) e genitale (tumescenza peniena e aumento delle secrezioni vaginali).

 

Il sonno è accompagnato da sensibili modificazioni funzionali al ristoro e all’omeostasi dell’organismo come: diminuzione del metabolismo, la riduzione del tono muscolare, della frequenza del polso e del respiro e della pressione arteriosa.

Per rispondere alla domanda sul perché dormiamo la maggior parte dei ricercatori ritiene che il sonno a onde lente consente al cervello di riposare, eliminando quelle sostanze tossiche che si producono nell’encefalo durante la veglia, mentre il sonno REM favorisce l’apprendimento e lo sviluppo cerebrale. Studi sugli animali mostrano come il sonno sia necessario alla sopravvivenza.

 

Alterazioni e disturbi del sonno

Poiché trascorriamo circa un terzo della nostra vita dormendo, alterazioni del sonno possono avere un impatto significativo nella nostra vita quotidiana e influenzare la qualità di vita.

     Insonnia e apnee notturne causano un aumento della sonnolenza durante il giorno, riduzione delle capacità di funzionamento diurno e possono predisporre ad alterazioni e disturbi dell’umore come irritabilità, ansia e depressione.

    I disturbi del sonno sono piuttosto frequenti nella popolazione generale. È importante una valutazione accurata per determinare se i disturbi sono primari o secondari ad altre condizioni mediche o psichiche sottostanti.

I tre disturbi primari sono: insonnia primaria, eccessiva sonnolenza diurna ed eventi anomali durante il sonno.

Insonnia

“Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione

 della nostra mente a fabbricare pensieri,

 ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue,

 il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza

degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?”

Marguerite Yourcenar (Memorie di Adriano)

 

 

L’insonnia è il più comune tra i disturbi del sonno. Può essere transitoria o persistente e si manifesta come difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni frequenti o precoci e la mancanza di riposo al mattino. Stanchezza, fatica, irritabilità e cambiamenti d’umore sono frequenti durante il giorno e possono accompagnarsi a difficoltà di concentrazione e memoria e cefalee.

 

Insonnia transitoria -

Si tratta di un’insonnia legata a uno specifico evento che genera preoccupazione e ansia. Può manifestarsi anche in relazione a un’esperienza di lutto o perdita o cambiamenti della vita. In questi casi affrontare la situazione ansiogena o l’esperienza di cambiamento con una figura di aiuto psicologico può favorirne la remissione dei sintomi.

 

Insonnia permanente -

È piuttosto comune, si manifesta soprattutto come difficoltà nell’addormentamento e generalmente non è associata ad altri disturbi o condizioni mediche patologiche ma a una condizione di ansia somatizzata e tensione. Spesso preoccupazioni o pensieri intrusivi mantengono alti i livelli di attività mentale impedendo di transitare dallo stato di veglia alle prime fasi del sonno. Frequentemente nei casi di insonnia primaria si sviluppa un condizionamento negativo al sonno, dove il solo pensiero di andare a dormire suscita ansia anticipatoria legata all’aspettativa negativa di rimanere svegli, condizione che a sua volta interferisce con l’addormentamento e si struttura come un circolo vizioso negativo.

 

La maggior parte delle persone con insonnia lamenta fatica o incapacità di portare avanti le attività quotidiane e tende a sviluppare un umore depressivo; trascorre molto tempo della giornata a occuparsi dell’insonnia e, all’avvicinarsi della sera la preoccupazione legata all’ansia di non riuscire a dormire aumenta, si tarda così il momento di andare a letto o si anticipa il giorno dopo aver trascorso una notte insonne, interferendo con quelle buone abitudini che favoriscono il sonno.

 

Insonnia da farmacodipendenza –

È l’insonnia causata dagli effetti collaterali di dosi incrementali di farmaci ipnotici. È importante monitorare con il proprio medico l’utilizzo di farmaci ipnoinducenti poiché talvolta questo tipo di farmaci produce nel paziente una tolleranza che spinge ad aumentarne le dosi.

La sospensione di alcuni farmaci ipnotici produce insonnia da rebound.  

 

Come affrontarla

 

Solo una piccola percentuale di chi soffre di insonnia ne affronta la cura in maniera appropriata, spesso viene invece sottovalutata o affrontata in maniera parziale.

Tuttavia è importante intervenire precocemente perché il disturbo non si cronicizzi.

Dal momento che l’insonnia è determinata da molteplici fattori l’approccio più efficace è il multidisciplinare, che tenga conto della complessità dell’individuo e della sua peculiare sintomatologia.

La cura dell’insonnia non può prescindere da una visita medica per escludere condizioni mediche sottostanti.

Data la natura soggettiva della percezione del disturbo e della qualità del sonno, e della variabilità di conseguenze che interferiscono con la vita diurna, è importante offrire uno spazio di ascolto psicologico alla persona che soffre di insonnia. L’ascolto psicologico permette di aprirsi e raccontarsi nelle proprie difficoltà relative al disturbo del sonno, a come questo influenza la sua vita, quali sono le condizioni che lo alimentano e quali le preoccupazioni ad esso connesse.

Colloqui clinici con lo psicologo esperto in disturbi del sonno possono orientare chi soffre di insonnia a una miglior igiene del sonno (che racchiude quei comportamenti che favoriscono una migliore qualità del sonno) e favorire l’esplorazione di emozioni, preoccupazioni e angosce connesse all’insonnia. L’insonnia primaria, cioè non legata a una condizione medica sottostante, è spesso un sintomo somatico di preoccupazioni, pensieri intrusivi, e turbamenti interiori che possono trovare spazio nell’ascolto e nel confronto con una figura professionale per intervenire sui fattori psicologici che sostengono e mantengono il disturbo.

 

 

 

Bibliografia:

AVIDAN, A.Y. (2005), I disturbi del sonno, Roma, CIC Edizioni Internazionali.

CARLSON, N.R., (2008) Fisiologia de comportamento, Padova, Piccin Editori.

DEVOTO, A., VIOLANI, C. (2009) Curare l’insonnia senza farmaci, Torino, Carocci Editore.

TATTARELLI, R., (2009), Manuale di psichiatria e salute mentale, Padova, Piccin Editori.

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